le dieci cose che odio di me

odio il modo in cui ti ho parlato.
odio come chiudevo le comunicazioni telefoniche.
odio come volevo sempre avere l’ultima parola,
quando sembrava non m’interessasse di te.
odio il modo in cui non so guidare la macchina,
fino a milano.
e quando pensavo solo a me,
pensando ai momenti in sono stata egocentrica
e il modo in cui cercavo lo scontro con i miei preconcetti non andando oltre.
odio come sono stata egoista.
odio il mio essere stata superficiale.
odio mio essere stata trattenuta.
odio le mille mail che ti mandavo per delegare.
odio la mia testa,
il mio essere infantile.
odio quando avevo sempre l’i.phone in mano.
odio quando non ti chiamavo,
e quando ti chiamavo per darti le colpe,
quando non ho cercato di rompere il mio equilibrio d’emozioni precario.
odio, odio quando ero assente
quando mi volevi presente.
mi odio così tanto che mi fa star male
mi fa persino scrivere poesie.
mi odio, odio quando volevo sempre avere ragione
e poi non ce l’avevo mai.
odio quando mi mentivo.
odio quando capivo di provare di più ma non ci provavo.
odio quando ho pianto
(come ora e tu odi le lacrime).
odio quando volevo essere libera.
odio adesso che sono libera e voglio te.
quando non riuscivo a parlare.
quando parlavo troppo senza ascoltarti.
quando ti dicevo no, quando tu volevi si.
quando scaricavo su di te i miei problemi.
odio il fatto che tu non mi abbia mai parlato.
ma più di tutto
odio il fatto che mi odio
per tutti i rimpianti che ho adesso
che è così tardi.
odio il fatto che continuo a pensare a cosa potevo fare
perché le cose andassero a finire in un modo diverso
odio pensarti senza smettere un attimo
mi odio così tanto.
che fa troppo male.

le dieci cose che odio di te

odio il modo in cui non mi parli.
odio come sei sempre gentile con me anche quando ti tratto male.
odio come mi lasci sempre avere l’ultima parola,
quando sembra non t’interessi di me.
odio il modo in cui guidi la macchina,
sempre così veloce.
e quando mi guardi con i tuoi occhi sempre gentili,
pensando ai momenti in cui non ero tua
e il modo in cui mi leggi nella mente.
odio il bicchiere d’acqua prima di dormire.
odio il tuo modo di essere sempre riservato.
odio il tuo trattenere i sentimenti.
odio il tuo dirmi “ciao ciao” quando esci da casa mia.
odio il tuo modo di chiamarmi “silvy”,
il tuo ritardo cronico.
odio quando ti mangi le unghie davanti alla tv.
odio quando mi chiami,
e quando non mi chiami,
quando rompi il mio equilibrio d’emozioni precario.
odio, odio quando sei sempre presente e
odio quando mi lasci sempre fare tutto ciò che voglio.
ti odio così tanto che quasi mi fa star male
mi fa persino scrivere poesie.
ti odio, odio quando hai sempre ragione
e io ho sempre torto.
odio quando mi menti.
odio quando mi fai ridere,
odio anche di più quando mi fai piangere
(come ora).
odio quando non mi sei intorno.
odio quando mi sei troppo intorno.
quando non mi dici “ti amo”.
quando ti chiedo “ma mi vuoi bene”.
quando ti dico no, ma poi richiamo e dico si.
quando dico si al primo tentativo.
odio il fatto che tu non mi abbia chiamato.
ma più di tutto
odio il fatto che non ti odio
nemmeno quasi,
nemmeno un pochino,
nemmeno niente.
odio il fatto che forse invece quasi ti amo
un pochino ti amo
tanto ti amo.
però ora basta
fa troppo male.

mi dispiace

Mi dispiace!

Mi dispiace, per ogni giorno che ti ho rubato, per ogni aspettativa che ho deluso.
Mi dispiace per ogni bacio negato sotto casa, e per ogni parola non detta.
Per ogni giorno che non ho trascorso con te. Per ogni istante in cui hai sperato che cambiassi idea.
Mi dispiace per ogni volta che hai riattaccato il telefono mandandomi a quel paese.
Per ogni volta che ho detto “siamo solo amici”. Per tutte le volte che ho detto “sono single”.
Mi dispiace per ogni viaggio da soli mancato. Per ogni volta che avevi bisogno di me e non c’ero. Per ogni volta che mi volevi al tuo fianco e io ero altrove.
Mi dispiace, per ogni volta che ho scaricato su di te i miei problemi invece di affrontarli, lasciandoli risolvere a te. Per ogni volta che sei stato stanco. Saturo. Rassegnato.
Mi dispiace, se non ti ho difeso, se venivi sempre dopo il lavoro, mio fratello, e tutto il resto.
Mi dispiace per non averci provato, per non essermi fermata. Per la mia insicurezza cronica. Mi dispiace per ogni volta che ti dicevo che volevo di più, sempre di più quando averti di fianco incondizionatamente era qualcosa che non meritavo.
Mi dispiace.
Mi dispiace per ogni cosa.
Per come è andata.

home sweet home

  

Oggi sono andata a vedere una casa con Chiara.

A Carate.

Per assurdo le case del parcheggio al quale ci davamo sempre appuntamento!

Quante volte ti avrò detto “Vorrei una coinquilina”,“Vorrei che fosse Chiara”. Quante volte mi hai detto “Cerca casa a Carate perchè l’ultimo pezzo di strada mi uccide”

Carate. Casa. Chiara.

Solo che oggi quando ero là mi immaginavo un’altra casa, un’altra città, un’alta persona.

Roma. Casa. Ale.

E ho immaginato di cercarla con te.

Ultimo piano, Pieno centro. Ocra, come tutte le case a Roma di cui mi sono innamorata.

E arredarla: il tuo divano bianco, i cuscini della Lexington, i quadri (aggiustati) con le foto, le mie sedie pantone, il pouf pantone, la parete con i mattoncini con la scritta al neon, una scrivania con i mattoncini lego, il mio Mac, uno zerbino con la bandiera americana, le tue barchette, le mie tazze, i tuoi cd, i tuoi libri di fotografia, il tappeto, i cuscini con la bandiera, il calcetto balilla, un armadio enorme per i miei vestiti, la mini serra con le piantine, i vasetti rossi a pois con i cactus che muoiono sempre, il tostapane della mini, i quadri che abbiamo preso in ogni nostro viaggio.

E viverla: tu che rientri e mi trovi a casa, la colazione insieme, litigare per vedere CSI Miami o Grey’s Anatomy, tu che cucini, io che sto le ore al computer su facebook, tu che ti addormenti con la tv accesa, io che mi arrabbio e mi sveglio di notte e ti dico di spegnerla, rientrare con la spesa, il profumo di una torta che cuoce nel forno. I pop corn al caramello.

E vorrei anche un cane: Baloo

fermati un istante

Oggi sono rimasta a casa e sono andata a cambiare la mia Polaroid, alla fine ho preso quella che a te non piace e ho ridato quella che non andava. Ho scelto da sola come tutte le scelte che dovrò fare da oggi in poi. Ho anche preso le pellicole con il bordo nero che ti piacevano.

Mi ero organizzata una mattinata “alla Silvia” giro nei miei negozi preferiti e poi cambio macchina e casa. Ma poi mi sono ricordata che tu oggi sei qua. E ho iniziato ad avere paura e a sperare di incrociarti: in metro, a porta Venezia, in Duomo, per strada… ma non è stato così.

Sono andata in Rinascente ma neppure davanti a Pepe mi sono fermata. Sono scesa all’ultimo piano per prendere un regalo e ho iniziato a guardare nel vuoto.

Quante volte?

Quante volte siamo stati lì ore e ore dopo il lavoro a guardare tutte quelle cose stupide, ridendo. Con io che volevo sempre comprare tutto. E anche oggi ho trovato mille oggetti. Oggetti però che immaginavo in una casa nostra. Ho preso gli spazzolini Pantone e non mi sono potuta girare per cercarti e dirti “guarda che cos’ho trovato” e sentirmi rispondere “ma cosa te ne fai?”.

Ho preso il regalo e gli spazzolini. E sono fuggita. Non riuscivo a stare un minuto in più lì.

Sono corsa in metro senza guardare Superdry con il ricordo a quel giubbino preso solo perchè ti sentivi in colpa. Non me la sono sentita di passare da Tommy perchè mi avrebbero chiesto sicuramente di te.

Sono corsa a cambiare la macchina e ho pensato a quando siamo stati lì, è stato l’ultimo giorno che abbiamo fatto qualcosa insieme. Mi chiedo se ti sei accorto della polaroid che ti ho lasciato attaccato al frigo sotto la calamita della Vespa.

Mi chiedo se mi pensi. Mi chiedo se la mail che ti ho inviato due giorni fa ti è arrivata. Mi chiedo se ti ha destabilizzato un po. Se ti ha toccato un po.

Mi chiedo tante cose.

Ma devo smettere.

 

estranei a partire da ieri

Estranei!

E’ la sensazione che ho adesso di noi.

Come due persone che non si conoscono.

Come due persone distanti.

Come due persone su due pianeti diversi.

Come due persone che fanno strade diverse.

Rivoglio la nostra quotidianità. Le nostre piccole cose. La Coca Cola light ogni sera, la tv prima di andare a dormire accoccolati sul divano, i cuscini della Lexington il bicchiere d’acqua e il bacio della buona notte. Il modo in cui mi svegliavi. La nutella e i Kings of Leon al mattino. Il Bunny a Pasqua. La tua camicia azzurra. I mie capelli in giro per tutta la casa. L’aspirapolvere. Il nostro discutere sul prossimo viaggio. Il mio borsone con il cambio. La ricerca del parcheggio sotto casa. La gara tra le scale e l’ascensore. Le mille e-mail senza oggetto.

Invece tu oggi sei a Napoli, domani Milano, poi Roma. Giochi a calcetto in una nuova squadra, hai un BlackBerry che non so se riesci ad usare. Piccoli sguardi sulla tua nuova vita che so grazie ad Alex.

Ieri dopo 15 giorni ho finalmente sorriso. Ma tu manchi.

Alex ieri mi ha fatto notare che una delle cose che più mi sta ferendo è “la casa” quella in cui non posso più tornare. La Little House. E mi sono sorpresa nel constatare che ha ragione. Quanto ha ragione.

 

 

 

check in

 

Vorrei tornare a Parigi.

Vorrei tornarci con te.

Da soli.

Lo so.

Ultimamente non era così.

Volevo sempre trovare qualcuno con cui condividere i nostri viaggi.

E tu, hai sempre accettato, nonostante tutto.

Ora, invece, vorrei partire solo con te.

E penso a quando mi hai detto “vado in Irlanda vieni su anche tu così andiamo a Kilkenny” e io ero così contenta. Ma purtroppo non ci siamo riusciti.

Poi sei rientrato dall’Irlanda e…

 

c’è posta per te

Ho letto e riletto la mail che ti ho inviato in risposta… sono sorpresa!

Se penso ai mille messaggi che ti ho inviato il giorno in cui ho riportato le cose nella Little House mi accorgo e ammetto che erano un’po esagitati, dati dalla foga del momento, dall’impatto, dalla doccia fredda… non che non penso ciò che ti ho scritto ma erano un po sopra le righe e comprendo che per te è stato difficile riceverli…

La mail che ti ho scritto oggi è una mail seria, scritta con il cuore…

l’avrò letta

5

10

20

volte

Per una volta, a te Alessandro, sono riuscita a scrivere senza sentirmi legata nei miei sentimenti, trattenuta o esasperata.

Ti ho scritto con il cuore.

Non so se lo capirai.

Non so se ci penserai sta sera da solo a Roma.

Non so se ti sfiorerà anche solo il pensiero prima che ti addormenterai.

Non so se noterai la mia differenza.

Ho scritto cose importanti che non pensavo mai di poter scrivere.

Ma oggi mi basta esserci riuscita.

diritti

Mi chiedo se ciò che ho fatto oggi ti ha lasciato basito… perchè sono io la prima ad esserlo… se qualche mese fa mi avessero chiesto una cosa del genere la mia reazione sarebbe stata completamente diversa e tu lo sai benissimo…

Tu mi conosci nel bene e nel male! E oggi quando ho letto

“Hai lottato così tanto per fare tutto questo e ora lo vorresti cedere?”

Un sorriso per due secondi… quello che non sai è che quando ho inviato la mail a Sonia quasi piangevo… tu solo sai cosa significa tutto quello per me… tu solo puoi comprendere cosa significa quel gesto!

Eppure quando il 25 aprile mi hai detto “continua a vivere con i cambiamenti che mi hai detto così vedi subito se sei in grado di farli” non ti sei reso conto che i cambiamenti di cui ti ho parlato erano tutti legati a te…

Ho rinunciato al format perchè vieni prima tu a prescindere che tu sia con me o meno! Perchè una delle cose che ci ha allontanato era la mia ossessione su questo progetto!

E sì è vero non ha più senso se non ci sei tu come ti ho scritto ma allo stesso tempo questi sono i primi passi che ho deciso di fare per mostrarti che sono diversa!

Il primo è quello del trasferimento a Roma ma lo posso solo fare se un giorno tornerai… ma mentalmente tu sai che trasferirmi è un passo da gigante per me. Il secondo è mostrarti che tu vieni prima del mio lavoro sempre e comunque d’ora in poi!

tag

Ho appena finito di togliere tutti i tag dalle mie foto così non avrai anche quei ricordi…

La cosa triste è che guardandole mi sono accorta che ero felice, ma me ne sono resa conto solo ora… lo so che mi hai dato la luna e io non l’ho mai apprezzata… lo so che in ogni viaggio io pretendevo di più … dev’essere frustrante stare vicino ad una persona che non si accontenta mai, che vuole sempre di più e che da tutte le colpe a te…

Volevo spazio, me lo hai dato.

Volevo tempo, me lo hai dato.

Volevo la libertà e me l’hai data.

E tu eri sempre lì al mio fianco: quando ridevo, quando piangevo, quando mi arrabbiavo, quando volevo qualcosa, qualsiasi cosa. E io sono sempre stata egocentrica, egoista e mi sono presa tutto!

Penso che tutto questo non lo avrei mai capito se fossimo andati avanti come prima ma adesso che capisco molte cose tu non ci sei più!

Mi manchi Ale!